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AlfiereRosso....sei un genio!
Ci vorrebbe una fata per svelarci i segreti....di Nuradha!
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti.
Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Pablo Neruda


La possibilità per i Paesi del Sud del mondo di uscire dalla povertà è in buona parte affidata alle scelte di politica energetica del mondo industrializzato. I Paesi ricchi devono ridurre la loro dipendenza dal petrolio e sviluppare le tecnologie per produrre elettricità e calore con l’energia solare, eolica, con le biomasse: solo così si potrà scongiurare la catastrofe climatica e offrire ai Paesi poveri un adeguato e sostenibile accesso all’energia.
Senza energia non può esservi sviluppo, e solo le fonti rinnovabili possono soddisfare il bisogno di energia dei Paesi poveri senza mettere in pericolo la vita stessa dell’umanità.
La nostra proposta è che l’Italia, uno dei Paesi che contribuiscono di più alle emissioni di gas serra, riduca la sua dipendenza dal petrolio del 10% entro il 2006, del 25% entro il 2010, del 50% entro il 2020.
Per centrare questo obiettivo, che oltretutto avrebbe l’effetto di ridurre drasticamente anche l’inquinamento atmosferico, occorre modificare radicalmente il nostro modello energetico. Non più grandi centrali, ma tetti delle case con i pannelli solari, crinali montani con le turbine eoliche, tecnologie per la microgenerazione.
Ecco alcuni dei principali interventi da realizzare in questa prospettiva:
Tratto da www.legambiente.it
(dedicato ad un amico che ieri si e' scaldato troppo!!!)
SIAMO TUTTI AMBIENTALISTI. . . . . .
Quant’è sottile (o inesistente) a Nuradha la linea che separa Ambientalisti (veri, falsi, inconsapevoli di non esserlo) e gli altri (quelli che ritengono ((essi)) non lo siano). Ci avete capito qualcosa????…Ecco questo e proprio la confusione che si respira a Nuradha in questo periodo riguardo al progetto della centrale elettrica a BIOMASSE.
E’ paradossale che siano scesi in campo i cosiddetti “NO CENTRAL” ambientalisti (almeno essi si ritengono tali) (di turno, di comodo, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta) e non si rendano conto che vanno a scontrarsi proprio con uno di quei progetti che ha avuto la benedizione nelle conferenze prima di Rio De Janeiro e poi di Kyoto SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE, e definite in un quadro ambientale ALTERNATIVE per contrastare effetto serra, e creare energia pulita.
Perfino Sa oghe ‘e Nuradha si e’ spaccata(chissa se qualcuno stia meditanto di riprendersi le chiavi di accesso?), certo il problema è piu’ complesso di quello che sembra, e i tempi per decidere (grazie all’amministrazione) sono minimi, ed e’ altresì vero che in questi casi la civile discussione risulta la soluzione migliore, ed e’ ancora piu’ vero che la localizzazione ravvicinata a due Comuni limitrofi non sia delle piu’ felici, … e poi chissa quante speculazioni (al solito)….. MA PORCA MISERIA….Risparmio energetico!…posti di lavoro!… indotto! Sono da buttare????? .
SIGNORI IL TRENO PASSA …..IL PROSSIMO NEL 2150!!!!
Voglio pure postare un trattato redatto da “Green Energy” sulle energie alternative.
Biomasse
La biomassa è la più sofisticata forma di accumulo di energia solare. Attraverso la fotosintesi clorofilliana l'anidride carbonica è convertita dalle piante in materia organica. La biomassa a fini energetici è data dai materiali utilizzabili direttamente come combustibili o trasformati in altre sostanzze.
I processi di conversioni utilizzati sono di tipo biochimico o termochimico.
I processi biochimici (digestione anaerobica o la fermentazione alcolica) ricavano energia da reazioni chimiche dovute alla presenza nella biomassa di funghi, enzimi e microrganismi.
Le trasformazioni termochimiche (combustione, pirolisi e gassificazione) l'energia è ricavata dalla trasformazione in calore.
Le biomasse possono essere utilizzate in normali caldaie centrali termiche oppure in sistemi cogenerativi che producono simultaneamente calore ed elettricità.
Uno dei problemi più attuali nel quadro ambientale mondiale, per contrastare l’effetto serra, è la creazione di energia pulita. Le conferenze sull’ambiente di Rio de Janeiro (1992) e Kyoto (1997) hanno portato il problema della qualità dell’aria all’attenzione internazionale proponendo linee guida per la risoluzione e, tenendo conto dell’obiettivo comune, ogni nazione ha preso decisioni più o meno concordanti.
L’Unione Europea ha approvato totalmente il piano indicato dalla conferenza di Kyoto, redigendo linee guida atte a valorizzare le energie pulite con campagne che sensibilizzino le popolazioni al problema dell’inquinamento atmosferico. In questo contesto assumono un ruolo primario le fonti di energia rinnovabili che rappresentano il 7 % del fabbisogno energetico nazionale ed il 6 % di quello europeo; la richiesta energetica rimanente è invece soddisfatta dai combustibili fossili e altre fonti con le seguenti percentuali: 40% prodotti derivati dal petrolio, 22,5% gas natuale, 23,3% carbone, 5,2% nucleare (Ente energetico americano, 1998).
Nel programma europeo, tra le fonti rinnovabili, le biomasse costituiscono la risorsa energetica con maggiore potenzialità: l’energia da esse prodotta è destinata a triplicare la produzione attuale, arrivando a soddisfare oltre il 15% del fabbisogno continentale.
A livello mondiale gli scenari sono diversi Giappone, Australia e Canada optano per le energie alternative mentre gli USA individuano la soluzione al problema "aria" nella riforestazione dei territori con una gestione programmata dei boschi e delle campagne.
Nel quadro delle energie “pulite” le biomasse rivestono quindi un ruolo chiave: nei Paesi occidentali solo il 40% degli scarti agricoli viene riutilizzato come foraggio per gli animali o come compost, il restante è smaltito in discarica.
La produzione possibile produzione di energia da biomasse è pari ad 8 volte l’attuale consumo energetico mondiale. I vantaggi nell’utilizzo delle biomasse sono di carattere sia ambientale sia economico. Lo smaltimento dei rifiuti si sta rivelando problematico nella nostra economia e attraverso la combustione degli scarti vegetali si riuscirebbe ad aggirare questo problema, con evidenti risvolti anche sull’ambiente.
Attraverso le più moderne tecnologie di recupero energetico (cogenerazione e celle a combustibile) è possibile recuperare non solo calore ma anche elettricità; questo settore di ricerca incentiva ulteriormente l’utilizzo delle biomasse vegetali.
I principali motivi di interesse nell’utilizzo delle biomasse sono di carattere:
1. generale: i nostri boschi e le campagne forniscono una continua risorsa energetica non sfruttata
2. ambientale
3. di politica energetica (si favorisce un’economia energetica di media/breve distanza)
5. economica (più conveniente rispetto ai prezzi dei combustibili tradizionali e non soggetto alla Carbon Tax o Ecotassa)
L’energia dei materiali ligneo-cellulosici è una fonte rinnovabile ed indigena che, al contrario dei combustibili fossili,
1. non subisce rischio di esaurimento (come i combustibili fossili, il petrolio dovrebbe esaurirsi entro i prossimi 40 anni [Ente energetico americano]),
2. ha un prezzo stabile nel tempo (il mercato è in fase di sviluppo ma ogni zona è indipendente nella produzione e non deve fare affidamento su altre realtà politico sociali),
3. sfrutta trasporti brevi con fornitura semplice e sicura,
Attualmente l’energia delle biomasse è altamente sottofruttata, dato che le campagne ed i boschi continuano a produrre energia sotto forma di foglie, alberi, arbusti e scarti dei raccolti che noi non utilizziamo.
La tecnica per la trasformazione energetica di simili materiali naturali (trasformati o semplicemente raccolti, ma mai trattati chimicamente) ha compiuto una notevole evoluzione; gli attuali sistemi garantiscono un ottimo rendimento, grande affidabilità, emissioni ridotte e tecnologie avanzate (sonde lambda, cicloni delle polveri e filtri elettrostatici).
R I P R E N D I A M O C I
I L
F U T U R O
Secondo Voi poteva
mancare questa FOTO
nel MIO BLOG?????? NOOOOOOOO!
| IL DOSSIER ECHELON E LA GUERRA SEGRETA: LA CIA CONTROLLA INTERNET? by indymediatico Thursday April 10, 2003 at 04:49 PM |
La nostra cara Indymedia ha seri problemi?Leggete qua please
Quando sul Mondo del 20 e 27/3/98 apparve il dossier "Echelon" molte persone restarono sbigottite. Era infatti inimmaginabile quanto rivelato dal rapporto del Technological options assessment (Stoa), Direzione generale ricerca del Parlamento Europeo. Il documento, tra l’altro, affermava, scriveva il Mondo, che: "ogni fax, ogni messaggio di posta elettronica, criptato o meno, può essere intercettato, selezionato, decodificato e inserito in una potentissima banca dati computerizzata". Una sorta di rete di monitoraggio globale consentirebbe tutto ciò. Questa sarebbe gestita dagli USA che usufruisce dell’assistenza dell’Inghilterra, del Canada, dell’Australia e della Nuova Zelanda.
In poche parole, Echelon è un sistema di satelliti spia, basi a terra di intercettazione, computer sofisticatissimi e molto potenti. Scrive, in sostanza, il Mondo che: "La particolarità del sistema Echelon è che la sua rete… non è disegnata soltanto per permettere l’intercettazione di alcune particolari linee di trasmissione, bensì per intercettare indiscriminatamente quantitativi inimmaginabili di comunicazioni via qualsiasi mezzo o linea di trasmissione… A differenza di altri sistemi di spionaggio elettronico, Echelon è diretto principalmente contro bersagli civili… L’Italia e gli altri Paesi europei sono bersaglio costante di Echelon… L’anima del sistema Echelon è senza dubbio americana".
L’immensa mole di notizie, che viene intercettata finisce nel centro strategico di Menwith Hill (Gran Bretagna) che, successivamente, i dati ritenuti interessanti li dirotta al National Security Agency (NSA), il servizio segreto USA di spionaggio elettronico. Praticamente, se non lo si è ancora capito le nostre azioni quotidiane più banali come l’uso del telefono, di internet, il passaggio ai caselli autostradali, la spesa, ecc., tutto quello che normalmente si fa è registrato e conservato in un archivio di dati di computer, per un tempo che va da pochi giorni a degli anni. Spiati. Sì, spiati, perché è ormai impossibile non lasciare traccia di, quasi, qualsiasi cosa si faccia.
Una luce ancora più sinistra colora quanto si è detto se, scrive "Lo Stato" (28/4/98): "…ci si ricorda del Documento Farmer. Diffuso nel 1984 da La Lettre di de Villemarest, il documento scritto da Farmer, membro della ‘commissione quadrilaterale’ generata dalla Trilaterale nel 1981, conteneva, tra l’altro, il principio secondo cui il controllo delle comunicazioni dovesse non solo esistere ma essere gestito, facendo passare solo le informazioni che il governo ritenesse opportuno, poiché <
C’è dell’altro che pochissimi sanno. Le libertà personali sono di fatto ristrette. Scrive Maurizio Blondet: "Il 28 Febbraio 1989 – naturalmente la stampa italiana non ne ha parlato – la Corte Suprema degli Usa ha riconosciuto alla polizia federale (Fbi) il ‘diritto’ di arrestare, violare il domicilio, e perquisire cittadini stranieri residenti all’estero. Ufficialmente, la nuova norma ha lo scopo di perseguire gli spacciatori di droga… Va, tuttavia, sottolineato che la polizia degli Stati Uniti ha adesso, ‘legalmente’, i poteri d’arbitrio che il Kgb esercitava di nascosto… Oggi, cittadini stranieri che si suppone abbiano violato la legge americana possono essere arrestati in qualunque parte del mondo, senza il consenso del Paese che li ospita…" ("Complotti. Stati Uniti, Gran Bretagna", Il Minotauro, Milano 1995).
Siete stupiti? Credete sul serio di vivere in libertà? Avete ancora fiducia in un Nuovo Ordine Mondiale? "Sono anni, scrive de Villemarest, che il Cfr (Council on Foreing Relations) ripete il concetto: <
Sapere se risponde al vero la voce, di recente più volte ventilata, che Internet sia controllato dalla Cia. Sembrerebbe proprio di sì da quanto si legge su "Nexus. New Time" (n.4, Marzo-Aprile 1996). Riporto dalla rivista: "I media hanno recentemente riportato che la National Science Foundation ha ceduto la proprietà del nome registrato Internet alla Network, Solutions, Inc. (NSI) di Herndon, VA, USA. Essi hanno mancato di rilevare alcuni interessanti collegamenti. Web Review, una rivista bisettimanale online (vedere il servizio speciale presso http://gnn.com/wr/) ha rivelato il 26 Settembre 1995 che l’NSI è stata acquistata nel Maggio ’95 dalla Scientific Applications International Corporations (SAIC) di San Diego, CA".
La rivista prosegue facendo i nomi dei componenti il consiglio d’amministrazione della SAIC, tra i quali figurano: "…l’Ammiraglio Bobby Inman, ex capo della NSA (National Security Agency) e vice direttore della CIA; Melvin Laird, Segretario alla Difesa di Nixon; ed il generale in pensione Max Thurman… Altri membri del consiglio, recentemente allontanatisi, includono Robert Gates ex direttore della CIA; William Perry, attuale Segretario alla Difesa e John Deutch, l’attuale direttore della CIA". C’è poco da stare allegri.
Giuseppe Cosco
Ghandi....un GRANDE UOMO
Un
rin
gra
zia
men
to
a
Pensieri paralleli

Senza parole......
Bravo Bush ...hai vinto la tua guerra......
e chi aveva dubbi???
stanotte dormirai sereno....
che importa quanti morti e' costata,
che importa quanto si è speso, (tanto quello si recupererà presto).
Importante era conquistare il ricco IRAK, ( l'attenuante generico c'era)
assoggettarlo all'imperialismo americano, che ha l' effetto di una droga,
ti toglie la ragione, ti toglie la dignita' e tutto in nome
della liberta.
Per tutti ORA e' pronta la pillola! e' indolore e non ha effetti collaterali se non quelli
che TU non esisti piu'.....(ma tanto per quello che valevi?)
LA PILLOLA E' UN'ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA POTENTISSIMA.....
MA GRADEVOLE....TI RILASSA...TI FA SENTIRE PROTETTO....NON TI ABBANDONA MAI!

| Un no che rafforza il moviemento della pace |
| di Fausto Bertinotti (dichiarazione di voto in Parlamento) |
| Signor presidente, onorevoli colleghi, la guerra sta precipitando ed è una scelta esclusiva dell'amministrazione Bush. Nulla, neanche i crimini, la giustificano. Il re è nudo e, del resto, mai il governo degli Stati Uniti d’America è stato così impopolare nel mondo. Mai è stata compiuta una scelta che rischia di essere così distruttiva nell’oggi e nel domani dell’umanità e della politica. Del resto, da tempo contro questa guerra si è sollevata l’opinione pubblica mondiale, e un giornale come il New York Times l’ha eletta seconda superpotenza mondiale. Questa guerra precipiterà in una catastrofe umanitaria il popolo dell’Iraq, già duramente provato da un embargo disumano. Tutte le guerre, assai più che i tiranni, colpiscono i popoli e, nei popoli, i più poveri: il Sud del mondo. E da oggi il rapporto tra il Sud ed il Nord del mondo sarà ulteriormente avvelenato. Noi, come tanti e tante, viviamo ore di angoscia, ma non siamo disperati. Vive e vivrà la speranza che abbiamo contribuito a costruire. Non siamo riusciti a impedire la guerra, possiamo tuttavia fermarla. L’opposizione alla guerra crescerà! Signor Presidente del Consiglio, lei avrà la maggioranza in questo Parlamento, ma lei sa, come tutti, che non ha la maggioranza in questo paese. E quando questa guerra precipiterà, il paese sarà segnato da uno sciopero in generale, dalla partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla lotta e alle manifestazioni che vi saranno in tutta Italia. Ne ha parlato diffusamente la collega Deiana. Ma non le vedete le bandiere della pace che segnano un nuovo corso di questo paese? Non avete visto la composizione delle manifestazioni per la pace? Sicuramente, esse non hanno bloccato la guerra, ma potranno fermarla. Non ha impedito la guerra neanche il pontefice, che ha usato parole senza precedenti e che ha parlato di guerra criminale. Domenica, con un ricorso alla drammatica memoria del secondo conflitto mondiale, ha usato l’anatema: mai più la guerra! Anche lui non è riuscito a fermarla, così com’è non l’ha fermata l’opposizione, anzi la minaccia di veto di paesi così importanti del mondo, spesso alleati, come voi, degli Stati Uniti d’America. Ma questo movimento, questa opinione e questi spostamenti di forze hanno indebolito l’impero e la sua logica. Hanno disvelato tutta la sua ipocrisia ed hanno rilevato il carattere di questa guerra: una guerra per il controllo di risorse strategiche, cinicamente perseguita con determinazione assoluta. Si chiamano petrolio, acqua, risorse biologiche. Una guerra costruita per controllare un’area geopolitica del mondo, quella del Golfo Persico, ed irradiare da quella posizione ricatti verso altre aree. Una guerra imperiale, fatta con solo una manciata di governi amici e senza l’Onu. Signor Presidente del consiglio, lei ha citato le vicende del Consiglio di sicurezza, ma, al contrario di quello che lei sostiene, esse rendono evidente il carattere illegittimo di questa guerra. Il governo degli Stati Uniti è stato indotto a «passare» per le Nazioni unite dai suoi alleati e da quelli che lo sostenevano. L’articolo 41 del trattato delle Nazioni Unite, che illumina inequivocabilmente il significato della risoluzione 1441 del 2002, prevede che quando si accerta l’esistenza di una qualsiasi minaccia alla pace, violazione della pace o atto di aggressione, le Nazioni Unite hanno il potere di misure «non implicanti l’uso della forza». E l’articolo 42 aggiunge che solo la constatazione dell’inadeguatezza di tali misure consente l’uso della forza. Questa constatazione, l’Onu non l'ha fatta. Non la poteva fare perché gli ispettori hanno chiesto più tempo per svolgere la loro missione. Non l’ha fatta perché gli Usa, dopo tanti sforzi diplomatici, anche densi di ricatti, non hanno avuto la possibilità di consolidare una maggioranza a proprio favore nel Consiglio di sicurezza. Non l’ha potuto fare perché paesi come la Francia, la Russia, la Cina hanno detto che avrebbero opposto il veto. E allora, signor Presidente del Consiglio, lei non può sfuggire a questa denuncia: questa guerra, oltre che brutale, è illegittima. Lei ha manifestato imbarazzo nel compiere questa scelta, secondo me servile nei confronti degli Stati Uniti d’America che, tuttavia, non ha saputo giustificare. Anzi, lei ha proposto una scelta dura, aspra, di complicità con la guerra e di suo sostegno politico, ma nascosta con il minimalismo delle motivazioni. Così, lei non è riuscito a nascondere l’essenziale. Voi non avete colto l’opportunità che si presentava di costruire una nuova Europa. L’ha colta la Francia di un presidente conservatore, tuttavia consapevole della sua storia e che, pur con una cultura come quella gollista, ha saputo vedere un passaggio. E lo hanno saputo vedere altri, come la Russia, la Germania (ne ha parlato con acutezza, in quest'aula, Saverio Vertone). Certo, le nostre motivazioni, quelle di cui ha parlato Ramon Mantovani, con grande chiarezza, sono agli antipodi una politica imperiale che affronta la crisi e la sua globalizzazione con la logica fondamentalista che si esprime nel’amministrazione Bush. E, tuttavia, quel tentativo cercava di dispiegare un’Europa diversa. Voi oggi, con questa scelta, vi collocate lontano dal popolo d’Italia e fuori da questa Europa. Voi contribuite ad aprire un interrogativo sul destino dell'umanità. Voi ripudiate le ragioni politiche della nuova Europa e della pace. Lo fate scegliendo comunque la vicinanza agli Stati Uniti d’America. E’ una prova di fedeltà, ma anche di accecamento della ragione politica. La fedeltà atlantica, peraltro, non vi porta a nulla perché è una fedeltà ad una alleanza in crisi, messa in crisi dagli stessi Stati Uniti d’America con la dottrina Bush e con la sostituzione ad essa di una geometria variabile, nella ricerca delle alleanze. Voi, in realtà, parlate di Alleanza atlantica come se fosse la continuità e, invece, state parlando di una nuova costruzione, di un’alleanza subalterna ad un ordine imperiale. Non sapete parlare neppure in nome della continuità di una parte della classe dirigente italiana. Ma qual è la vostra idea dell’Italia, del Mediterraneo, dell’Europa? Non vi parlerò di La Pira e della sua ispirazione. Ma dov’è finita quella che ha attraversato anche le culture di molti di voi, del cattolicesimo politico? Berlusconi, il presidente, ha detto: gli argomenti della politica non possono mettere in discussione l’Alleanza atlantica. E’ vero il contrario, signor Presidente: gli argomenti della politica possono e debbono mettere in discussione una Alleanza atlantica che si rivela servile dipendenza dagli Stati Uniti d’America. L’Europa oggi è incompatibile con questo servilismo. Ecco perché vi diciamo: cominciamo dal No alle basi, cominciamo da una posizione in cui non basta non essere belligeranti per non essere complici. Bisogna essere contro la guerra, vecchia, antica, parola d’ordine popolare: né un uomo né un soldo per la guerra. Niente di niente. Non solo, come è ovvio, No a uomini italiani impegnati nella guerra, ma nessun uso del territorio, dello spazio aereo, delle basi militari. Quello che lei non ha detto, signor Presidente, è che del resto questa scelta sarebbe illegittima, come riconosce anche un Presidente emerito della Repubblica italiana. La guerra degli Usa è illegittima per la carta dell’Onu. La posizione dell’Italia, che offre una cooperazione passiva delle basi militari, è illegittima dal punto di vista della Costituzione repubblicana. La disobbedienza civile diventa l’azione per ripristinare la legalità e la legittimità. Il popolo della pace la saprà perseguire. E noi diciamo al Presidente della Repubblica che sarebbe suo impegno intervenire per impedire questa illegalità. Oggi, nel Parlamento le opposizioni trovano un’unità e presentano davanti al paese una posizione comune che dice No alla guerra. E niente di niente dell’Italia per questa guerra! Una posizione limpida che interpreta lo spirito del paese. In questo Parlamento, lo spirito dell’Italia è, oggi, rappresentato dall’opposizione. Il popolo della pace ne avrà un rafforzamento |
I mille volti
di una guerra assurda!
Eccolo QUI (clicca)
Ogni tanto noi si spala fango
E ogni tanto ci si ripete.
La cosa più schifosa è immaginarsi che qualcuno sia diverso da noi (più alto, più basso, più bello, più brutto, troppo intelligente, troppo stupido, troppo coglione, troppo calcolatore, troppo pulito, troppo sporco...) e a quel punto mettersi insieme e tirargli pietre (o parole). Tirare parole (o pietre) tutti insieme a chi si ritiene indegno di noi fa sentire bene, sollevati. Ci fa sentire più forti perché togliamo di mezzo, dal vero o simbolicamente, qualcuno che, nella nostra testa, ci siamo figurati disponga di noi, a causa di un suo qualche potere che gli deriva da quella sua diversità. Ci fa sentire più uniti.
Ma, ahimé, ci fa diventare simili a bestie.
E' la classica sindrome del villaggio. Ogni villaggio non può che produrre il suo scemo, altrimenti smette di esistere come villaggio. Ci si unisce "contro". Ci si include escludendo.
Qui nella rete dei blog non dovrebbe succedere, perché non è un villaggio, ma una sterminata pianura senza centro. Invece succede, perché ognuno degli infiniti centri che vi albergano si fa prendere prima o poi dalla megalomania.
Ne ricordo qualcuno, di questi casi, senza mettere link: è successo, collettivamente, con il caso della Fuffa, quando sbertucciare Formenti era diventato, letteralmente, un segno di riconoscimento. O con il caso Cassiani (che spero riapra prima o poi), quando era considerato un bel gioco inventare l'epiteto più offensivo e volgare per lei e il suo blog (tanto non è mica una persona, una blogger, è un personaggio tv, quindi si può spalare merda).
Si può imparare una cosa, se non altro: nessuno è al riparo. Chi scatena una campagna contro qualcuno, presto si vedrà una campagna scatenata contro. E' nella natura del processo. Fuffismo e antifuffismo sono la stessa cosa. Sono una moltitudine libera, sterminata, senza centro, che non può fare a meno di inventarsi la gabbia del villaggio, del centro, del "noi". Perché? Anche questa è una buona domanda, no?
Giova ricordare due definizioni, senza particolari riferimenti:
quando un sistema vessa il più debole, può chiamarsi in molti modi (ad esempio mafia);
quando un sistema vessa qualcuno che si figura come più forte (ma non lo è), si chiama fascismo.
(p.s. Per una scelta di disarmo unilaterale, questo è un post "disaggregato").
Grazie ....Alfiere Rosso.
Ricevo e volentierissimo pubblico (come dicono i giornalisti seri, uelà!)
E' da ieri che mi scappa una riflessione. E come si sa, quando scappa scappa. "Opinione pubblica" è uno di quei concetti che, per dirla alla Sartre, ha le caratteristiche della vischiosità, che quando credi di possederlo, per uno strano rovesciamento, è lui che ti possiede, in cui sei compromesso e coinvolto, e riesci con meno fluidità (appunto l’opposto di vischioso) a raccapezzarti.
E comunque non ritengo (quantomeno il mio) obiettivo quello di definire cos’è l’opinione pubblica in generale, e nemmeno render conto accademicamente dello stato dell’arte. Il punto è, sintetizzo, "i blog fanno opinione pubblica?". Si, no, forse: hai gia sintetizzato tu. Al di là delle varie posizioni, dubbi e incertezze mi pare che (bene o male ovviamente) un punto di sintesi possa essere trovato nel fatto che, se pure la blogsfera partecipa alla costruzione dell’opinione pubblica, lo fa in un modo strutturalmente diverso rispetto al passato . Meno controllabile, più plurale, forse collaborativa. Insomma non dovremmo nemmeno chiamarla più così, il concetto ha i suoi anni e se li sente tutti sulle spalle. Io partirei da qui, anche nel tentativo di rinominarlo.
Con una chiosa. Se pure parliamo di impatto della blogsfera nella formazione delle opinioni dovremmo distinguere un impatto qualitativo, da uno quantitativo. Insomma, siamo quasi al massimo dell’impatto possibile all’interno della nostra piccola grande blogsfera.
Un caro saluto
b.georg
Guardare in profondita'